Abbronzatura: le cose da sapere

Abbronzatura: le cose da sapere

L’estate è la stagione in cui si trascorre più tempo all’aria aperta e sono maggiori le occasioni di fare vacanze ed escursioni in montagna, al mare o al lago: questo è il periodo dell’anno in cui è più facile abbronzarsi (e scottarsi), anche senza accorgersene.

Nonostante la luce solare porti molti benefici alla nostra salute, tra cui prima di tutto gli influssi positivi sull’umore e il ruolo essenziale per la produzione della vitamina D, è bene tener conto anche degli effetti negativi: i danni possono essere anche molto seri e riguardare non solo la pelle.

Proteggere la pelle schermandola dai raggi solari diventa obbligatorio in estate, ma ciò va fatto in modo costante e corretto. Esistono però ancora comportamenti e credenze sbagliate legati all’esposizione solare e al giusto modo per proteggere la pelle. Vediamo insieme quali sono le cose da sapere sull’abbronzatura.

Gli effetti negativi dell’abbronzatura

A tutti piace vedersi abbronzati (almeno in Occidente; in tanti paesi del mondo non è così e si fa di tutto per preservare il proprio candore o schiarire la pelle). Una pelle più scura del solito fa sentire più belli e affascinanti, tonici e snelli e trasmette un’idea di maggiore salute rispetto a una persona dalla pelle molto chiara.  

L’abbronzatura può essere però anche un rischio per la salute, soprattutto se ci si espone al sole senza un’adeguata protezione solare e per tempi prolungati. I danni a carico della pelle possono essere immediati oppure possono presentarsi a distanza di anni e possono riguardare la pelle, ma anche la salute degli occhi.

Tra gli effetti negativi dell’abbronzatura abbiamo:

  • Eritemi solari e ustioni
  • Colpi di calore e insolazione
  • Disidratazione
  • Invecchiamento precoce della pelle
  • Rughe e macchie cutanee
  • Danni alla cornea, alla retina e al cristallino

Esposizioni prolungate e ustioni reiterate nel tempo, soprattutto se avvenute durante l’infanzia e la giovinezza, possono portare all’insorgenza di tumori della pelle. Il rischio sussiste per tutti a prescindere dal tipo di pelle: anche chi è solito abbronzarsi senza scottarsi può sviluppare dei melanomi. 

L’abbronzatura è quindi da evitare a tutti i costi? Come fare a proteggersi dal sole? 

La protezione solare è consigliata solo per alcuni tipi di pelle?

La risposta è NO! Sopravvive ancora oggi il falso mito per cui il dovere di applicare la crema solare quando ci si espone al sole sia una prerogativa esclusiva delle persone con la pelle più chiara o delicata.

In realtà a doversi proteggere dai raggi solari non sono solo le persone che rientrano nel fototipo chiaro (persone con capelli biondi o rossi, occhi chiari e pelle chiara), ma anche chi rientra nel fototipo scuro (persone con carnagione più scura, occhi e capelli scuri): quindi è una regola che riguarda tutti

Quale è la protezione solare consigliata? 

Per proteggere la pelle è fondamentale non scegliere una crema solare qualsiasi, ma un prodotto specifico adatto alle caratteristiche della propria pelle. In commercio esistono diversi tipi di protezione solare, che differiscono per tipologia (crema, olio, spray, etc) ma soprattutto per SPF (grado di protezione solare). Il consiglio è quello di scegliere un prodotto con un SPF alto: ciò garantisce una protezione elevata senza pregiudicare l’abbronzatura. 

I dermatologi consigliano almeno una crema solare con SPF 30 o ancora meglio 50+, da applicare in quantità generose più volte al giorno. I dermatologi raccomandano inoltre di evitare di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, tra le 12:00 e le 16:00, la fascia oraria in cui i raggi solari sono più forti e dannosi. 

Al di fuori di questa fascia oraria è possibile esporsi al sole ma con moderazione, ricordandosi di:

  • Indossare occhiali da sole con filtri UV e un cappello
  • Applicare la crema solare più volte al giorno, almeno ogni 2-3 ore e dopo ogni bagno 
  • Usare creme viso con protezione sole integrata tutti i giorni anche in città 
  • Coprirsi con vestiti leggeri nei primi giorni di esposizione