Helicobacter pylori: sintomi, contagio e come trattarlo

Helicobacter pylori: sintomi, contagio e come trattarlo

L’Helicobacter pylori è uno dei batteri più comuni a carico dello stomaco che può insediarsi nella mucosa gastrica grazie alla produzione di un enzima che riduce l’acidità gastrica, permettendogli di sopravvivere.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, è presente nello stomaco di circa 25 milioni di italiani e spesso viene contratto in età infantile. Nella maggior parte dei casi non provoca sintomi, ma può portare a gastriti, ulcere o aumentare il rischio di determinate forme tumorali.

La trasmissione avviene facilmente, soprattutto attraverso acqua e alimenti contaminati. Sebbene possa essere eliminato con una terapia antibiotica, l’infezione può ripresentarsi. Riconoscerne i sintomi e sapere come avviene il contagio è fondamentale per intervenire tempestivamente.

Quali sono i sintomi?

Nella maggior parte dei casi, l’infezione da Helicobacter pylori non provoca sintomi evidenti o si manifesta con disturbi generici difficili da ricondurre subito alla presenza del batterio. Tra questi rientrano la dispepsia (difficoltà digestive), nausea, vomito, inappetenza e dolore nella parte alta dell’addome.

In situazioni più gravi, o in presenza di familiarità con il tumore allo stomaco, possono comparire segnali che richiedono un rapido consulto medico: anemia, astenia, dolore addominale intenso o ricorrente, perdita di peso, febbre, vomito persistente o con sangue, e feci scure.

L’infezione può inoltre provocare gastrite atrofica e, in alcuni casi, complicanze come ulcera duodenale, ulcera gastrica o linfoma MALT. La correlazione con il carcinoma gastrico è possibile ma rara.

Come si contrae l’Helicobacter pylori?

L’infezione da Helicobacter pylori può avvenire attraverso il consumo di alimenti o acqua contaminati da secrezioni gastrointestinali di persone già infette.

Un’altra modalità di trasmissione è il contatto diretto con saliva, feci o vomito di soggetti portatori del batterio, circostanza che può verificarsi soprattutto in ambienti con scarse condizioni igieniche.

La diagnosi

In caso di disturbi gastrointestinali e sospetto di infezione da Helicobacter pylori, il medico può prescrivere esami specifici per individuarlo. Tra i metodi più comuni ci sono il test del respiro (urea breath test) e la ricerca degli antigeni del batterio nelle feci. Entrambi possono essere influenzati dall’uso di farmaci che riducono l’acidità gastrica, motivo per cui è consigliato sospenderli circa due settimane prima. Se ciò non è possibile, esiste oggi un test fecale che non risente dell’assunzione di questi medicinali.

Gli esami non invasivi sono indicati soprattutto in pazienti sotto i 60 anni con difficoltà digestive, ma senza sintomi gravi, in chi assume a lungo FANS o inibitori della pompa protonica, e per verificare l’eradicazione dopo la terapia. Dopo i 60 anni, o in presenza di segnali d’allarme come febbre, perdita di peso, anemia, sanguinamento, disfagia o familiarità per tumore gastrico, si ricorre più spesso alla gastroscopia con biopsia, seguita da test rapidi e analisi istologiche.

Il trattamento dell’Helicobacter pylori

Quando l’infezione da Helicobacter pylori non è asintomatica e provoca disturbi o complicanze come ulcere gastriche o duodenali, lesioni precancerose o linfoma MALT, è necessario intraprendere una terapia mirata per eliminarla. Il trattamento standard combina antibiotici (per 10-14 giorni) e un protettore gastrico per 4-6 settimane. È indicato anche per chi deve assumere a lungo farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Al termine della cura, è importante eseguire un test di controllo — come il breath test, l’analisi delle feci o la biopsia — per verificare l’avvenuta eradicazione del batterio.

Come prevenirlo

Poiché l’Helicobacter pylori si trasmette principalmente per via orale o oro-fecale, le misure di prevenzione fondamentali riguardano l’igiene personale e alimentare. È importante lavarsi accuratamente le mani più volte al giorno, soprattutto prima di preparare o consumare cibo e dopo aver usato il bagno. Bisogna inoltre consumare alimenti sicuri, ben lavati o cotti, e bere sempre acqua potabile. Quando si viaggia in paesi con standard igienici più bassi, è consigliabile preferire acqua in bottiglia.

L’infezione si contrae spesso in età infantile, e un’abitudine a rischio è quella di assaggiare il cibo dei bambini prima di dar loro da mangiare, facilitando così il passaggio del batterio.