Vitamina D bassa: i sintomi e cosa fare
Inserito da Staff in data 24 Agosto 2026
Stanchezza cronica, debolezza muscolare, dolori alle articolazioni, sbalzi d’umore: la causa di tutti questi sintomi potrebbe essere una carenza di vitamina D, che viene accumulata nel fegato e che aiuta l’organismo ad assorbire calcio e fosforo, garantendo così la salute e la forza delle ossa.
Cosa fare quando la vitamina D è bassa? Come compensare?
Il ruolo della vitamina D
La vitamina D comprende un insieme di pro-ormoni liposolubili suddiviso in cinque varianti principali: D1, D2, D3, D4 e D5. Tra queste, le tipologie maggiormente rilevanti sono la vitamina D2 (ergocalciferolo), assimilata attraverso l’alimentazione, e la vitamina D3 (colecalciferolo), un ormone generato dal nostro organismo a livello epidermico mediante la stimolazione dei raggi UVB.
La vitamina D è un elemento essenziale per la salute, poiché regola l’assorbimento di calcio e fosforo, processi indispensabili per una solida mineralizzazione delle ossa. Inoltre:
- Favorisce la sintesi delle endorfine: migliora l’umore e contribuisce a prevenire gli stati depressivi;
- Esercita un’azione neuroprotettiva sul tessuto cerebrale: diminuisce la probabilità di sviluppare patologie neurodegenerative;
- Sostiene ed effettua un’azione stimolante nei confronti delle difese immunitarie.
In quali alimenti è presente
Sebbene l’alimentazione contribuisca all’apporto di vitamina D, la sola dieta copre appena il 10-20% del nostro fabbisogno giornaliero. La vitamina D è infatti scarsamente presente nei cibi di consumo quotidiano: l’unica vera eccezione ad alta concentrazione è l’olio di fegato di merluzzo.
Trovare quantità significative negli altri alimenti è difficile, anche se percentuali ridotte sono rintracciabili in pesci grassi come salmone, tonno, aringhe e sgombri, oltre che in uova, fegato, latticini e ortaggi a foglia verde.
Vitamina D bassa: i sintomi
La carenza di vitamina D si manifesta spesso in modo subdolo: le prime manifestazioni possono comparire progressivamente nel giro di settimane o mesi, con forme diverse in base all’età e alle condizioni generali della persona.
I principali indicatori di una probabile vitamina D bassa includono:
- Stanchezza cronica non giustificata
- Dolori muscolari e scheletrici e aggravarsi di forme artritiche
- Infezioni frequenti soprattutto alle vie respiratorie
- Alterazioni frequenti dell’umore
- Rachitismo in età pediatrica
- Maggiore rischio di osteoporosi e fratture ossee
- Peggioramento delle malattie cardiovascolari
Quali sono i soggetti a rischio
Alcune categorie di persone presentano una predisposizione maggiore a sviluppare un deficit di questo importante pro-ormone. Nello specifico, i soggetti più a rischio di carenza di vitamina D comprendono:
- Anziani, poiché l’invecchiamento cutaneo riduce la capacità dell’organismo di sintetizzarla spontaneamente;
- Donne in gravidanza o in fase di allattamento, a causa dell’aumentato fabbisogno metabolico;
- Persone con obesità, in quanto il tessuto adiposo tende a trattenere la vitamina D rendendola meno disponibile nel sangue;
- Soggetti con patologie dermatologiche, che possono limitare la corretta esposizione solare o alterare la risposta cutanea;
- Pazienti affetti da malattie intestinali, che ne compromettono il regolare assorbimento;
- Persone soffrenti di osteoporosi o osteopenia, condizioni legate a un’alterazione del metabolismo osseo;
- Pazienti con insufficienza epatica o renale, organi indispensabili per trasformare la vitamina D nella sua forma attiva;
- Chi assume farmaci interferenti, come alcuni anticonvulsivanti, cortisonici o ipolipemizzanti, che ne accelerano il consumo o ne ostacolano il metabolismo.
Cosa fare in caso di carenza
Per individuare un’eventuale carenza di vitamina D, basta un prelievo di sangue. Un valore medio di riferimento al di sotto dei 30 ng/ml segnala una condizione di deficit da non sottovalutare.
Se i valori risultano essere inferiori a quelli normali, il medico può prescrivere una terapia a base di colecalciferolo (in gocce o compresse), con dosi da personalizzare in base all’età e alle esigenze personali.
Per potenziarne l’efficacia, è utile abbinare una corretta esposizione al sole e un’alimentazione mirata. I livelli si stabilizzano gradualmente nell’arco di poche settimane o qualche mese.